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COVID 19: non è un periodo produttivo con l’Extreme Smart Working

Questo non è un periodo produttivo

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Così è troppo. Siamo passati dalla fase in cui “lo Smart Working ci salverà tutti” alla fase “ma quando finirà?”. Questo è un periodo senza precedenti, da tutti inizialmente sottovalutato e da molti ancora trascurato. Stiamo vivendo uno stato di assedio, dove il nemico è ovunque, dove ci hanno tolto le cose fondamentali nella vita e nel lavoro: ad esempio le relazioni. Queste rappresentano la linfa vitale che tiene in piedi più della metà del nostro business, in particolare per attività culturali, consulenziali e formative. Io sono per l’utilizzo integrato delle tecnologie, da sempre consapevole che non possono sostituire le relazioni. Questi ritmi ci stanno lentamente affaticando perché l’errore più grande è trasferire i ritmi che avevamo prima nel lavoro all’interno della quarantena.


Attenzione ai sintomi dell’isolamento forzato

L’isolamento e la mancanza di relazioni hanno conseguenze importanti sul nostro equilibrio mentale. Vi propongo una systematic review che un professionista di mia conoscenza, lo psicologo Carlo Duò, ha proposto sul suo profilo Facebook: le conseguenze psico-sociali dell’isolamento forzato e una lista dei 12 sintomi più frequenti .

  1. Sentirsi degli eletti o degli eroi
  2. Essere preda di ansia per il mondo
  3. Abbandonarsi al pessimismo cosmico
  4. Temere che nulla sarà come prima
  5. Essere irritabili e suscettibili
  6. Avere fantasie di ribellione e fuga
  7. Provare rabbia e scatti d’ira
  8. Avere sensi di colpa per il punto 7
  9. Rimuginare su un nostalgico passato
  10. Iperattivarsi in azioni consolatorie
  11. Fanstasie sul quando sarà tutto finito
  12. Attendere passivi in modo ascetico

Quello che propone di fare lo psicologo è di annotare sul “Diario di Bordo” della Quarantena tutti i sintomi, per cercare di individuarli ed eventualmente disinnescarli. Vi stupirà come di giorno in giorno i sintomi cambiano. Io sono passata dall’inizio della quarantena (3 settimane fa) dal punto 1 al punto 3. Vivo a Bergamo.

Smart Working sì. Ma questo è estremo

La situazione che stiamo vivendo oggi NON è Smart Working. Siamo di fronte ad un’emergenza dove, in maniera eccezionale, a casa ci sono tutti: figli e coniuge. La dimensione personale è completamente sovrapposta a quella professionale che, senza preavviso e preparazione, è passata da un lavoro tradizionale ad un surrogato di telelavoro. Come scrive Riccarda Zezza, qui siamo in presenza di un “Extreme Smart Working” (1) .

Il mondo si divide in due categorie, scrive Zezza:

“chi di questo periodo paga l’estrema solitudine, chi invece fa i conti con il caos, tutti insieme però stiamo così, accomunati dall’incertezza e da un magone di fondo, perché ormai lo sappiamo che il coronavirus fa paura e fa male, e che tante persone stanno morendo in solitudine”


Tanto … siamo tutti a casa

Stare a casa in questo modo non aiuta a staccare, rilassarsi e riprendersi dalla stanchezza del lavoro. Il rischio è lavorare di più e sentirsi sempre e costantemente in affanno, incapaci di prendere un libro perchè la voglia non c’è, incapaci di innovarsi in qualche cosa di nuovo perchè l’ansia fa da padrona. Ci ritroviamo, al massimo, tutti nel punto 10 della lista: iperattivarsi in azioni consolatorie. Non è un momento produttivo per nessuno. La produttività, per come la intendo, parte dal presupposto che ci sia una forte componente di benessere. Invece oggi, anche se ci circondiamo delle persone che amiamo (ma solo nel migliore dei casi è così!), stiamo nella nostra casa piena di oggetti e in qualche modo non ci sentiamo realizzati. Siamo preoccupati per quello che succede fuori e ci sentiamo isolati. Le relazioni contribuivano a confermare la nostra identità e motivazione. Oggi facciamo aperitivi surrogati attraverso chat on line, ma è un entusiasmo destinato a durare poco. Non ci basteranno più.


Alcuni consigli per sopravvivere all’Extreme Smart Working

La situazione non è facile, sopratutto per chi ha bambini da seguire e parenti che stanno male. Oltre ai consigli di Riccarda Zezza nell’articolo uscito sul Sole24Ore, i miei suggerimenti sono:

  1. Mettete le sveglie e mettetevi a calendario cose piacevoli da fare: non solo lavoro, ma sopratutto piccole cose che possono farvi stare meglio. Alcuni esempi: ore 17-18: zumba su youtube, ore 21-23: il documentario sul Dalai Lama; ore 23-24: un capitolo del Decameron sul programma di audio-libri della Rai (2).
  2. Routine ferrea: in questo caso, non trattandosi di vero smart working, ritagliate le fasce orarie per lavorare e gestitevi su turni per la gestione dei bambini, in maniera molto rigida. Quando finite l’orario di lavoro, staccate.
  3. Attenti a quello smartphone: già ne siamo schiavi, ma in questi giorni stiamo esagerando perché è la nostra unica fonte di socialità. Imparate a spegnerlo di notte (tanto non dovete uscire per prendere il treno!) e a spegnerlo nelle pause che vi darete.
  4. Scrivete un diario: forse non l’avete mai fatto, ma è giunto il momento. Questo isolamento può portarvi solo un vantaggio: vi obbliga a focalizzarvi su di voi e su quello che state facendo, su quello che è importante e su quello che lo sarà veramente una volta finita questa quarantena.
  5. Se l’emotività è troppa, prendetevi un momento di distacco: potrebbe venirvi da piangere, sentire un grande senso di impotenza e potreste avere bisogno di un abbraccio. Non cercate inutilmente di distrarvi al cellulare o facendo una call divertente.Fate una doccia fredda piuttosto (letteralmente fredda) e lasciate andare tutto. Quando uscirete dalla doccia sentirete un calore inaspettato. Forse era da tanto tempo che non vi sentivate così umani.

Fonti:

(1) https://alleyoop.ilsole24ore.com/2020/03/13/extreme-smart-working/

(2) https://www.raiplayradio.it/programmi/adaltavoce/

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