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Digital Intoxication

La grande abbuffata del Digitale

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Abbiamo bisogno di Monastic Detox

Alla fine dell’estate 2019 avevo avuto una telefonata con il Dr. Alessio Carciofi, autore del libro Digital Detox: Focus & Produttività per il Manager nell’era delle distrazioni digitali” (lettura eccezionale). Mi ero complimentata. Avevo trovato il testo illuminante e in linea con le competenze che un Knowledge Worker deve avere per mantenere il Focus sulle attività. Sono competenze che prevedono una fortissima auto-disciplina per un rapporto controllato con le tecnologie. Con la Fase 2 ho deciso di mettermi qualche giorno a settimana in modalità Monastic Detox (come quella descritta dal Dr. Carciofi): no traffico dati, no Wi-Fi, no Smartphone, no call.

Abbiamo vissuto un periodo di Akrasia Digitale (l’Akrasia descritta da Aristotele che indica la debolezza di volontà o l’incapacità di agire secondo principi ragionevoli): un periodo caratterizzato dalla perdita di autocontrollo nei confronti dell’utilizzo di Smartphone e Tablet, di video chiamate “forzate” per compensare la quasi totale mancanza di socialità in presenza.

Libro di Alessio Carciofi – “Digital Detox: Focus & Produttività per il Manager nell’era delle distrazioni digitali”

La Memoria è debole senza riferimenti

Mai come in questo periodo mi sono sentita come Dory, il pesciolino blu del cartone della Pixar, che perde costantemente la memoria. Mi è servito per elevare il mio lato creativo, ma le videocall sono state qualcosa di deleterio per le energie mentali: quando si presta un livello di attenzione adeguato in video, lo sforzo impiegato è maggiore che in presenza. Mi sono chiesta perchè. Una delle risposte che mi sono data è che in videocall è limitata la possibilità di selezionare le informazioni. Con il fatto che si parla a turno, tutti siamo obbligati ad ascoltare tutto. Verrebbe da dire “finalmente!” ma un conto è l’ascolto vero (quello delle emozioni, dell’empatia, della vicinanza, dell’intuizione) e uno è prestare attenzione costante ad un continuo snocciolamento di informazioni decontestualizzate, ricollocate virtualmente e immagazzinate in testa il più possibile. Sono venuti a mancare la maggior parte dei riferimenti che supportano la memoria e che evitano un carico eccessivo alla nostra mente: il colore del vestito dell’interlocutore, l’odore che aveva la stanza, il viaggio fatto per raggiungere il luogo dell’appuntamento, il sapore del tè preso alle macchinette senza parlare di lavoro. Tutti dettagli che aiutano nella costruzione del ricordo e della memoria. Questi tre mesi sono stati caratterizzati da un’unica stanza, un’unico odore, la stessa routine e la ring light (per chi non lo usa, è il faretto rotondo per il miglioramento della luce in call). Dimenticare molte informazioni, anche quelle più importanti, in questo momento è facile.

Abbiamo sofferto di Digital Intoxication

Che il distanziamento sociale non abbia reso meno sociali gli esseri umani è un dato di fatto. In america c’è stato un Boom di video conferenze, spinto sicuramente dal fenomeno Zoom.us. Per quanto mi riguarda, il top delle videocall è stato raggiunto con “Times Like These” dei Foo Fighters (1). Diversamente in Italia la presenza on line è aumentata via smartphone. Come dice Vincenzo Cosenza, analista e creatore di Buzzoole (influencer marketing platform) in un’intervista al TG1, è aumentato l’uso di App per rimanere in forma, per vedere i film in streaming e di messaggistica istantanea anche da parte di chi non era favorevole all’utilizzo prima della quarantena.

Italiani e abitudini digitali in quarantena – intervista a Vincenzo Cosenza di Buzoole

Nel mio piccolo ho osservato un incremento dell’utilizzo di Tik Tok. Me ne sono accorta perchè fino a febbraio il mio algoritmo mi indicata il video dei soliti “4 vecchi”, poi ho visto arrivare tanti coetanei, Ferragnez inclusi. I miei nipoti hanno assistito virtualmente al concerto di Travis Schott in Fortnite il 24 aprile insieme a 12 milioni di persone: è un numero che continua a sconvolgermi. In VincosBlog trovate l’articolo completo (2) ma vi riporto i dati di come il Coronavirus abbia cambiato le abitudini digitali degli italiani:

 Secondo McKinsey, dall’inizio dell’emergenza Covid-19, il 64% degli italiani ha incrementato la fruizione di contenuti online e il 62% l’uso dei videogiochi e le chat.
Allo stesso tempo abbiamo anche iniziato, forzatamente, ad usare alcuni strumenti di apprendimento e di lavoro a distanza. Il 57% ha usato per la prima volta tool per la scuola da remoto e il 42% le videoconferenze per uso professionale (dato più alto rispetto a quello di Francia e Germania). Un buon numero di early adopter anche tra coloro che non avevano mai fatto lezioni online per tenere in forma il corpo e la mente (rispettivamente 38% e 22%).

E’ evidente che tutti hanno fatto una super abbuffata di digitale, spesso di esperienze che ci hanno fatto molto bene e ci hanno aiutato a superare i momenti critici della quarantena ma una “digital intoxication” potrebbe lasciare uno strascico di pessime abitudini difficili da sradicare, come narcisismo digitale, distrazioni e procrastinazione data dal non rendersi conto del tempo che si spende sui social, e nel peggiore dei casi la nomofobia, ossia la paura incontrollata di rimanere disconnessi dalla rete. Pensiamo inoltre: a seguito dell’avvicinamento al digitale di molti consumatori, cosa potrebbe succedere al mercato che conoscevamo? On line girano parecchie ricerche ma vi invito a visualizzare i risultati di questa: Stetoscopio2020 (3).

Sta a noi ritrovare il Focus

La persona meno produttiva condiziona i membri del team di cui fanno parte. Quando parlo di mancanza di produttività mi riferisco ad un disordine nel dare direttive, nel fornire informazioni, nel richiederle e difficoltà nel centrare gli obiettivi delle discussioni. Da un periodo come questo è normale uscire stanchi ed affaticati. La produttività è messa fortemente alla prova. Per elevare la performance è fondamentale rimanere focalizzati su quello che stiamo facendo attraverso la costruzione di un setting che ci aiuti a:

  • individuare i nostri compiti
  • definire le cose da fare
  • raccogliere le energie mentali a disposizione

Ora più che mai è di vitale importanza conoscersi bene nella propria organizzazione personale e nel ritmo circadiano (4) ed individuare il momento di picco energetico. Compiti che richiedono uno sforzo maggiore (i cosiddetti mind effort) vanno svolti in quella fascia. Dare per scontato una serie di informazioni su noi stessi (ciclo di lavoro, approccio al digitale per esempio) è il primo passo verso l’inefficienza e la totale assenza di produttività sostenibile, sopratutto in questo momento in cui, se ci si ritrova a lavorare da casa, siamo noi gli unici che possono capire se ci stiano intossicando di digitale senza prendere una pausa e il giusto tempo per riequilibrasi mentalmente.

Penso all’estate e non so ancora dove andremo in vacanza ma ho una certezza: sarà Digital Free, nel limite del possibile.

Fonti:

(1) https://www.rollingstone.it/musica/news-musica/guarda-il-video-della-cover-all-star-di-times-like-these-dei-foo-fighters/513979/

(2) https://vincos.it/2020/04/21/come-il-virus-ha-cambiato-le-abitudini-digitali-degli-italiani/

(3) https://stetoscopio2020.it/sintesi-dei-risultati-della-ricerca/

(4) https://www.corriere.it/salute/neuroscienze/17_ottobre_02/ritmo-circadiano-ecco-cosa-succede-nostro-organismo-24-ore-1d17d0e6-a779-11e7-8b29-3c19760df94c.shtml

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