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E se fosse la conciliazione il nostro reale bisogno?

Un giorno di flessibilità che ci aiuti a vivere meglio. Non serve essere tutti Smart

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Se non hai modo di leggere, te lo leggo io il mio articolo.



Lo Smart Working è un cambio di mentalità che può riguardare tutti, ma è una modalità di lavoro che non calza per alcuni profili aziendali. La quarantena ha portato quasi tutti gli impiegati a lavorare da casa. E’ stata un’emergenza. E’ stata la cosa più sensata da fare in un periodo per niente smart. Gli esperti del settore stanno dicendo che non sarà possibile fare un passo indietro e che tutte le aziende dovranno concedere lo Smart Working ai propri dipendenti, indipendentemente dall’emergenza. Ma è proprio necessario? Lo slogan “Smart Working per tutti” nasconde altri bisogni?

Un desiderio di conciliazione

Secondo me è emerso un desiderio di conciliazione come mai si era visto prima. Pensiamo ai papà che hanno avuto l’occasione unica di vedere da vicino gli enormi progressi dei propri bambini e ai mariti che hanno cominciato a conoscere gli spazi domestici riconoscendo tutto il carico mentale domestico delle loro compagne. Il mio blog è nato per parlare della necessità di riprendersi il tempo, lo spazio fisico e la dimensione umana piena di emozioni godute e non viste distrattamente. La costrizione a casa è stata faticosa ma a molti ha fatto capire la necessità di ritrovarsi e di riscoprirsi nel proprio tempo. Rivedere il mondo, il sistema economico, mettere al primo posto la sostenibilità e la salute.

I Millennials sono cresciuti nella crisi e sono più inclini al downshifting

Io faccio parte di quella generazione che si è messa in gioco, nel mondo del lavoro, quando nel 2009 tutto è cambiato. La chiamavano crisi e hanno continuato a chiamarla così fino a poco prima del Lockdown. Per noi era la normalità: un mercato del lavoro fragile, posti di lavoro da conquistare con determinazione, concorrenza globale, tanta pazienza, viaggi all’estero, performance sempre più elevate, formazione continua dentro e fuori l’azienda. Oggi, molti dei miei coetanei hanno vissuto una modalità di lavoro estrema (penso alle donne con figli, come me) ma tutto sommato una bella esperienza. Il Downshifting, ovvero la scelta di uno stile di vita meno faticoso e più gratificante e di una maggiore disponibilità di tempo per godersi i propri affetti era abbastanza diffusa come idea. Vedere crescere i figli non ha prezzo. Godersi gli spazi di casa, leggere il libro che da mesi attendeva di essere aperto, aver scritto e sentito gli amici con quell’attenzione e ascolto che prima non c’era. Senza scuse e senza dire “devo scappare”. Tutti accomunati dalla stessa preoccupazione.

C’è bisogno di conciliazione, più che di Smart Working

Perchè i lavoratori, sopratutto quelli che hanno famiglia, vorrebbero mantenere la forma dello Smart Working? Perchè è la forma più vicina all’ideale di conciliazione.

Non sarebbe più coerente parlare di forme di conciliazione in qualche modalità estendibile a tutti? Prima del Lockdown promuovevo progetti di Smart Working. Alcune aziende mi guardavano come se fossi un organismo alieno. Mi piacerebbe sapere cosa mi direbbero oggi. Non tutte le aziende vorranno proseguire con il lavoro da remoto. Se ci fosse la possibilità tornerebbero subito alla normalità, ma sarebbero disposte a trattare per concedere forme di conciliazione?

Secondo me si. E lo preferirebbero allo Smart Working.

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