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Growth Mindset e Formazione

L’importanza del YET e imparare ad imparare

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Avete già sentito parlare di Growth Mindset? Vi auguro di si!

E’ un concetto molto importante e una modalità di approcciarsi alla formazione che, secondo me, ha del rivoluzionario.

C’è questo Ted Talk di Carol Dweck, docente di psicologia fra Stanford e Harward che parla, dell’importanza del YET (ANCORA!) e non del NOW (ora). 

Carol spiega quanto sia fondamentale lodare i ragazzi, non per i risultati che raggiungono,  ma per l’impegno che ci dedicano. 

E’ strano che ve ne parli per il mio ambito (il contesto aziendale), anche perché avrete sempre più sentito che sarebbe opportuno valutare i collaboratori sulla base del risultato ottenuto. 

  • Ma se questi risultati non sono ancora chiari? 
  • Se in questo periodo di estrema confusione fosse utile che tutti ci mettessero la testa per trovare una soluzione? 
  • Come faccio a trasmettere questa necessità al mio collaboratore? 

Che cosa intendeva Carol con l’importanza del YET?

Se commetti un errore e fai uno sbaglio, mentre stai lavorando, focalizzarsi sull’ORA significa non andare oltre, lasciando un sentimento negativo e di ansia che pervade ed incide sulla mia performace. 

Potrebbe esservi capitato: ricevete una telefonata dove vi fanno notare che avete sbagliato a mandare una mail, a fare una telefonata e a dare una risposta…  inevitabilmente nel corso della giornata potrebbero esserci dei peggioramenti e potremmo lavorare peggio. 

Invece, quello al quale ci esorta la Dweck è andare oltre: valutarvi su ciò che cercate di raggiungere come risultato ma che “non avete ancora raggiunto”. 

Il potere del non ancora. 

In una scuola di Chicago avevano utilizzato come voto “NON ANCORA”, facendo intendere che la strada era quella giusta ma che non c’era ancora una sufficiente preparazione. 

Ma la direzione era giusta.

Formazione significa parlare di direzione, non di risultati nell’immediato, soprattutto quando parliamo di soft skills, che sono le competenze trasversali a tutti i lavoratori. 

Abbiamo parlato di inadeguatezza nella scorsa Live. 

Ecco: tutti – imprenditrici e imprenditori e collaboratori – sentiamo un senso di inadeguatezza, perché è ancora presto per capire cosa potrebbe succedere, in negativo e in positivo. 

La formazione cosa dovrebbe insegnare oggi? 

Secondo me la formazione deve insegnare la fiducia: la fiducia in se stessi nel realizzare che le proprie abilità e competenze possono mutare. 

Considerare le abilità possedute, il talento e l’intelligenza come tratti quasi fisici.

La formazione è fare esperienza del nuovo per cambiare … sbaglio e imparo!

Ancora e un’altra volta ancora! 

Mi è capitato di fare una consulenza ad un’imprenditrice che ha chiuso l’azienda di famiglia.

Ha fatto questa scelta sofferta perché dal punto di vista finanziario ed economico portare avanti l’azienda sarebbe stato difficile per lei. 

La mia è stata una consulenza di carriera, un percorso per farle vedere la nuova strada da percorrere. 

Le ho chiesto quale è stato uno dei suoi più grossi rimpianti, legato alla sua esperienza come imprenditrice.  

La riposta è stata: non mi sono mai presa il tempo per formarmi, ho sempre mandato avanti i miei collaboratori e ora mi ritrovo con una vita di esperienza ma non riesco a trasmettere le mie competenze. 

All’età di 50 anni ha dovuto riprendere in mano la sua vita e ricominciare ad apprendere, ad imparare e a formarsi.

Accettare che qualcuno potesse dirle cosa poteva fare. 

Con molta fatica, ma altrettanta speranza perché “non era ancora persa l’ultima possibilità” di riscattarsi e di far valere il proprio valore, indipendentemente dal nuovo ruolo, ovvero passare da imprenditrice a collaboratore. 

Cogliere l’opportunità di formarsi partendo da un disagio (mi sento inadeguato, non so come fare quel lavoro, non saprei dire esattamente cosa ho saputo fare per una vita) ci da la possibilità di migliorarci. 

Sempre e comunque. 

Non possiamo pensare alla formazione esclusivamente come ad un supporto tecnico: eccovi alcuni esempi di formazione tecnica o hard skills. 

  • Devo diventare Quality manager? Devo prima fare un corso di auditor. 
  • Devo imparare a vendere on line? Devo fare un corso di marketing. 
  • Devo coordinare il mio gruppo e insegnare alle persone a caricare i dati in un gestionale? Mi faccio un corso di Progect management. 

Tutte cose utili e fondamentali  e nelle PMI direi essenziali, considerato che la stessa persona per necessità organizzative può avere vari ruoli .

Comunque. 

Nuove nozioni, nuovi problemi, nuove sfide, mettono alla prova il nostro cervello. 

Cultura e impostazione mentale vanno alimentati: esperienza personale e studio, confronto e condivisione. 

Lo stimolo non può partire solo dall’azienda: bisogna puntare a collaboratori che si prendono anche il tempo per vivere e trovare stimoli e tempo per studiare. 

Io lavoro tantissimo dando idee e dritte per un supporto di organizzazione personale, perché migliorando la propria organizzazione si riesce a fare di più e in qualità. 

La formazione supporta il Growt Mindset: una mentalità volta alla crescita. 

I vantaggi dati dal Growt Mindset sono molteplici: capacità di apprendere dalle sfide, di fronte agli ostacoli persistere o ingegnarsi. 

L’impegno porta verso la maestria e il Growt Mindset trasforma le critiche in feedback. 

Il miglioramento personale e il successo degli altri diventa di ispirazione. 

La formazione è tale quando ci da degli effetti che riusciamo a trasmettere sugli altri. 

Vi faccio una domanda: 

  • Che tipo di mentalità avete?
  • Cosa state facendo per diffondere il Growt Mindset in azienda? 
  • Nelle piccole e medie imprese ha senso dedicarsi solo ed esclusivamente alla formazione tecnica ignorando o trascurando la sfera umana?

Lodare il processo innescato dalla formazione.

Questo è agire con un Growt mindset: lo sforzo, la strategia, l’impegno, la perseveranza e il cambiamento. 

Vi racconto questo: 

La prima volta che ho fatto formazione in una multinazionale ero agitatissima. 

L’idea di fare formazione per un grande brand mi metteva un po di ansia.

Avevo paura che qualche cosa sarebbe andato storto o peggio che non ci sarebbe stata interazione da parte dei partecipanti.

Nelle PMI mi è capitato spesso di avere qualche difficoltà, trovare resistenza oppure trovare qualcuno che non riusciva veramente a capire quello che stessi dicendo, un po perché c’era pregiudizio nei confronti della materia e nelle così dette soft skills, e un po è proprio l’atteggiamento di insofferenza nei confronti della formazione c’è.

Prevale la cultura del rubare il lavoro, magari ai colleghi, e non rubare nozioni in aula. 

Bene. 

Fare formazione in una multinazionale per me è stata una passeggiata.

Ma veramente una passeggiata.

Perché secondo voi?

Perché le persone sono abituate a fare formazione.

Più le persone sono abituate a formarsi più sono predisposte alla capacità di apprendere.

Alla curiosità.

Curiosità e apprendimento sono dei muscoli: se li teniamo allenati ci viene già facile metterci in gioco. 

Io mi immaginavo persone che se non fossi stata bene attenta a coinvolgerle mi avrebbero quasi sbadigliato in faccia, invece ho trovato interazione, rispetto e molta attenzione. 

Non è scontato. 

Nelle PMI si premia molto la flessibilità, inteso come la capacità di passare da un’attività operativa all’altra (se serve ti faccio i biglietti di un volo, se serve mando la richiesta per ottenere un permesso per l’esportazione, se serve ti sposto quella scatola). 

Ma in quante piccole imprese viene premiata la capacità di formarsi e di interessarsi al proprio percorso di sviluppo?

E’ estremamente importante. 

Se dovessimo andare a definire oggi i pilastri portanti della formazione nelle piccole e medie imprese quali potrebbero essere?

Alcuni punti li ho già citati nel corso di questa diretta ma, ricapitolando, ne ho identificati 5

  1. La Leadership e l’empowerment dei collaboratori: la leadership deve essere più silente e deve agire nell’attivare il senso di responsabilità dei propri collaboratori. Servono leader in grado di comunicare anche a distanza e che siano in grado di far emergere il talento dei propri collaboratori
  2. L’organizzazione personale: bisogna andare oltre la gestione del tempo, perché la gestione del tempo non ha senso. Abbiamo bisogno di capire come gestire al meglio noi nel nostro tempo e utilizzare tools e tecniche di supporto per lavorare bene e vivere al meglio la nostra vita fuori dal lavoro. 
  3. La gestione delle emozioni: più che gestire lo stress dovremmo imparare sempre di più ad ascoltarci e ad identificare le nostre emozioni. L’analfabetismo emozionale ha fatto abbastanza danni e continua a denigrare le persone. 
  4. Il personal branding: per vendere oggi bisogna essere credibili e comunicativi in prima persona. Vendere idee e credenze per essere convincenti, ancor prima di cercare di convincere un determinato cliente con un prodotto. 
  5. Comunicare meglio e in digitale: per organizzare il lavoro con i propri collaboratori, gestire conflitti, flussi di lavoro e idee innovative bisogna imparare a condividere, di persona e digitalmente. Senza naturalmente dimenticarsi di lavorare bene anche nell’ON LIFE! 
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