SCOPRI DI PIù

La casa oggi: carico mentale domestico ed extreme working

Da sempre una donna ha un doppio lavoro e la pandemia l’ha reso evidente

Reading Time: 6′


Secondo la ricerca #IOLAVORODACASA condotta da Valore D con l’obiettivo di analizzare il mondo del lavoro in Italia (in questo periodo di criticità dovuto all’emergenza coronavirus), il lavoro per le donne è poco “Smart” (1). Al massimo è Extreme Working. Serviva una pandemia per mettere in risalto un problema che per molte lavoratrici-madri è chiaro da sempre. Moltissime sono passate dal non avere tempo per la gestione casalinga e familiare al doversene occupare ininterrottamente in aggiunta all’attività professionale. Senza aiuti, molte donne stanno vivendo picchi di stress senza precedenti.

Una gestione “Smart” – con i figli che cercano attenzione, il tentativo di tenere in uno stato decente la casa, l’organizzazione dei pasti e la ricerca di tempo per sè e per il compagno – è solo la definizione che darebbe Fantozzi nei confronti della corazzata Potëmkin.

La casa è sempre stato un lavoro in più. Finalmente ora se ne parla seriamente

Il problema c’era già prima, anche se non era evidente per tre ragioni.

  1. In casa si transitava, non si viveva
  2. La famiglia è abituata e disposta totalmente a pagare per delegare la gestione figli-casa
  3. La lavoratrice-madre fa tutto, lavorando come se non ci fosse una famiglia e gestendo la famiglia come se non ci fosse un lavoro

Scuola e doposcuola, babysitter, nonni e donna delle pulizie. Tutto è saltato. In tempi normali chi non riesce a guadagnare abbastanza per delegare, rinuncia alla carriera e nel peggiore dei casi al lavoro dopo l’arrivo del primo figlio (ne parlo in questo articolo).

E’ emerso il lavoro invisibile che non viene retribuito. Serviva il coinvolgimento diretto del compagno per renderlo visibile e reale? Servivano in massa testimoni oculari e un’esperienza di estrema convivenza per far comprendere la necessità del Work-Life Balance? In media (indipendentemente dall’emergenza) per curare la casa ci vogliono circa 20 ore alla settimana fra pulizie basilari, lavatrici, preparazione pasti e cura dei famigliari. E ho sottostimato parecchio. Ora che siamo tutti a casa la situazione è evidente e per qualche coppia potrebbe essere l’occasione per ridistribuire i compiti e le attività più pratiche.

Possiamo parlare di parità e di Work-Life Balance quanto vogliamo, ma se un uomo non si impegna ad aiutare la propria compagna nella gestione dell'”azienda casa-famiglia” siamo fermi. Certe abitudini non si sradicano dall’oggi al domani. Lo scoglio – anche se non ci piace riconoscerlo perchè significa ammettere l’esistenza di sistemi arcaici – è far sì che ci sia condivisione del lavoro: in casa e partendo dalla casa.

L’organizzazione domestica non è esclusiva di “casalinghe appassionate”: è una strategia per contenere il carico mentale

Il carico mentale domestico è il peso invisibile che una donna si porta sempre dietro (ne parlo in questo articolo). E’ il pensiero delle attività di casa (come rassettare le stanze, pulire, fare da mangiare, curare i famigliari). Nella mia attività come Professional Organizer sono entrata nelle case, ho stravolto ed ottimizzato gli spazi per aiutare le donne a svolgere le attività di routine, conciliando aspirazioni personali e lavoro, senza che fossero fagocitate da disordine e confusione. La consulenza organizzativa non è solo materia aziendale, perchè tutti grazie alla quarantena ora sapete quanto è complicato fare i “Project Manager domestici”, pianificare e organizzarsi con e per gli altri per non sovrapporre piano personale e professionale. Ci sarà qualcuno che dirà alla fine della quarantena “me la sono cavata alla grande” (buon per lui!), ma è facile se la si vive come una situazione passeggera. Quando è un compito ordinario, gestire la casa e tutti i suoi aspetti non è così piacevole. E’ una gran rottura: sopratutto quando ruba il tempo al riposo.

Questa esperienza di fortissima condivisione degli spazi e dei ruoli fra uomo e donna deve aiutarci a superare un modello consolidato: la donna è il “project manager” della gestione della casa, mentre l’uomo è (forse anche per comodità e furbizia) mero esecutore. Coinvolgere il proprio compagno, insegnandogli alcune tecniche per la gestione domestica, è un atto – passatemi il termine – rivoluzionario. Gli uomini che aiutano, nel loro essere esecutori, hanno costantemente bisogno di un confronto e di coordinate. Siamo molto distanti dall’autonomia (esempi concreti: cosa devo prendere al supermercato? Cosa posso cucinare? Come li vesto i bambini?). Per far funzionare la casa devono diventare più autonomi e avere chiaro il proprio ruolo, come qualsiasi risorsa umana in un’azienda.

Immagine del fumettista Carlin, diventata virale su Twitter perchè condivisa dal miliardario indiano Anand Mahindra, presidente del Mahindra Group.


Un ambiente organizzato condiziona totalmente la nostra produttività

In questo periodo c’è chi sostiene che la casa sia il posto peggiore per lavorare. Quest’affermazione è relativa: se la casa non è organizzata non è il luogo ideale nè per lavorare nè per vivere.

La casa è uno degli ambienti più delicati e pieni di emozioni, condiziona il nostro essere, benessere mentale e, di questi tempi, la nostra produttività lavorativa. Non parlo di pulizia ed ordine che sono estremamente soggettivi. Spazi poco ottimizzati tolgono energie e possono diventare un problema, nonchè argomento di scontro per chi vi abita. Concetti simili a quelli della Lean Production esistono anche per la casa e quando sono applicati permettono a donne, mamme e lavoratrici di poter ottenere una risorsa che è sempre risicata: il tempo. Ho visto direttamente e in più interventi sul campo che, quando nella riorganizzazione della casa viene coinvolto il partner, la distribuzione dei carichi di lavoro diventa equa e si ottiene una reale collaborazione che persiste nel tempo. Sperare di ottenere questo risultato senza un’approccio pratico è utopistico: bisogna mettere mano nei cassetti, negli armadi e fare decluttering e prendere decisioni insieme.

In questo momento di Extreme Working, dove le donne sono lavoratrici, mamme e compagne allo stesso tempo e nello stesso luogo per 24 ore al giorno, ritagliarsi del tempo è diventato ancor più complicato e svolgere il lavoro in modalità Smart Working è praticamente impossibile a meno che non si facciano turni seri fra mamma e papà.

Smart Working: come si fa se sono saltati gli elementi chiave?

Per svolgere il lavoro in modalità Smart Working ci sono elementi da considerare e rispettare:

  1. Organizzazione e disciplina personale ferrea
  2. Postazione adeguata
  3. Luogo tranquillo e privo di interferenze
  4. Orari flessibili ma determinati

L’ANSA riporta i dati della ricerca condotta da Valore D facendo emergere che il 60% del campione femminile dipendente era già abituato a lavorare in modalità Smart Working, ma queste donne ora si sono ritrovate sprovviste completamente di alcuni elementi sopra citati. Per quanto si possa essere disciplinati, è difficile trovare tranquillità e flessibilità oraria quando si condividono gli spazi. La casa va organizzata, non solo per l’emergenza ma per il quieto vivere di tutti.

Fonti:

(1) https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2020/03/20/smart-working-al-femminile-1-donna-su-3-lavora-piu-di-prima_3f0ad584-dc31-4f79-89b9-49e4e030fee1.html

© Copyright 2019
P.IVA 04399270166 – All rights reserved
Privacy Policy