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La sindrome dell’impostore

Si, è quella voce che tende a sminuire qualsiasi grande cosa tu faccia. La senti?

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Ve lo spiego con un aneddoto:

Silvia (nome di fantasia) fa molta fatica ad accettare i complimenti. Ripete spesso che è convinta di non meritarseli.

“Complimenti! Ho visto da LinkedIn che hai ricevuto una promozione!”.

“In realtà non è niente di serio, ho solo dovuto aggiornare il profilo. È che in maniera informale ricoprivo questo ruolo da anni, adesso mi hanno dato il ruolo ufficiale ma non è cambiato nulla. Non so perché abbiano deciso di darmi una promozione”.

“Ne parli come se ti fosse piovuta dall’alto. Invece qualche cosa mi dice che ci sono voluti anni”.

“Si può essere, ma che importanza ha?”.

Di cosa stiamo parlando

Per molte donne è davvero difficile riuscire a comunicare le proprie competenze attribuendogli il giusto peso e valore. Esiste una sindrome, chiamata sindrome dell’impostore, che si manifesta come una condizione psicologica caratterizzata dall’incapacità di interiorizzare i propri successi e dal terrore di essere additati come impostori. Ciò determina in chi ne soffre dei blocchi, come esasperazione del controllo e continui dubbi su quello che si dice e trasmette ad altre persone (collaboratori, conoscenti, amici), nonché la costante sensazione di sentirsi indegni rispetto al ruolo ricoperto. Il fenomeno è stato individuato e studiato soprattutto negli ultimi anni. Pare infatti che la sovraesposizione mediatica dovuta all’avvento dei social network abbia implementato il problema. Tendenzialmente ne soffrono donne di successo e che hanno ricevuto riconoscimenti di valore, tanto più se hanno ottenuto buoni risultati in ambienti a prevalenza maschile. In ogni caso nemmeno gli uomini sono risparmiati da questa sindrome. Secondo uno studio di Psychology today, rivista americana che tratta di psicologia, pare che oltre il 70 per cento delle persone che occupano posizioni importanti si senta un impostore.

Per assurdo con l’avanzamento di carriera, che è una chiara dimostrazione del riconoscimento del valore di una persona, lo stato d’animo non migliora: il senso di inadeguatezza continua a crescere. Questo atteggiamento è riconducibile al fatto che sistematicamente non si ritiene di essere all’altezza dell’idea che le persone hanno di noi e il pensiero critico si intensifica.

Personalmente credo di soffrirne: a volte sento come una vocina interiore che mi dà dell’impostore. D’altronde questa sindrome è sconosciuta alle persone che non hanno mai avuto il minimo dubbio su se stesse e le proprie competenze.

Perché ti interessa

Comprendere velocemente i meccanismi di questa sindrome permette di selezionare i commenti negativi che sorgono spontanei, tipo: Sei davvero sicura di quello che fai e che dici? Non hai abbastanza esperienza per sostenere queste cose! Dobbiamo imparare a fare selezione: impariamo a trattenere solo le informazioni e le voci che ci aiutano a migliorare la nostra situazione. Di fronte all’insicurezza la tendenza è quella di rifugiarsi in un’area di comfort molto forte.

Uno dei casi principe è rappresentato dalla maternità: quando diventiamo mamme per i primi mesi abbiamo la sensazione di aver disimparato molte cose, di non riuscire a far fronte a tutto. Ci sentiamo talmente fragili che la tentazione è quella di lasciare andare tutto quello che riteniamo complesso (come il lavoro), magari accettando mansioni di poco pregio perché non ci sentiamo “sicure” come prima. Potremmo essere tentate di ricoprire solo ed esclusivamente un ruolo (o mamma o lavoratrice) perché ci sembra la strada migliore. Sappiamo che potremmo avere delle difficoltà nel dedicare tempo sufficiente allo studio, alle nostre passioni. La stanchezza ci fagocita al punto che la sensazione è quella di fare mille cose senza concluderne nessuna, abbiamo difficoltà nel leggere un testo complesso, oppure ci sentiamo confuse in merito alle decisioni da prendere. È come se ci dichiarassimo vinte dalla stanchezza. Dormire male la notte ci può far ritenere impossibile applicarci come vorremmo sul lavoro. Soffrire per il ciclo mestruale può farci sentire fuori forma e, di riflesso, farci filtrare tutto ciò che viviamo attraverso questa sensazione.

E non dimentichiamo un altro fattore importante. Sono convinta che la stanchezza cronica, che spesso ci rende insicure, sia causata anche dal carico domestico che dobbiamo sostenere. Esso incide notevolmente sulle donne. Se le quattro ore al giorno che mediamente dedichiamo alle attività e ai lavori domestici potessero essere sostituite da ore di relax, ne otterremo del tempo per aggiornarci con calma, oppure approfondire un tema che ci serve per il lavoro, e la situazione cambierebbe radicalmente. Sappiamo benissimo che altri (soprattutto i colleghi maschi con i quali ci interfacciamo) hanno avuto questo tempo a disposizione, e ciò può darci la sensazione di rimanere indietro.

Ma pensiamoci: non è necessariamente così! Senza esserne consapevoli, in alcuni momenti in cui non ci siamo sentite all’apice delle nostre energie, siamo riuscite a trasmettere più concretezza nei contenuti, a prendere decisioni velocemente e senza esitare. Allora è interessante fare un esercizio, ve lo consiglio: segnate su un foglio ogni volta che quella vocina interiore vi fa sentire degli impostori. E ogni volta che ricevete un complimento accoglietelo con gioia. Infine non trascurate di ritagliare uno spazio di tempo per la cultura, l’informazione e per festeggiare i vostri successi: deve essere uno spazio privo di sentimenti di disagio, sarà fondamentale per sentirvi adeguate.

Cosa c’è dietro

Come descrivono le psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes in un articolo pubblicato per la rivista Psychotherapy Theory, Research and Practice (volume 15, n. 3, Fall 1978) riprendendo gli studi di altre colleghe (come Kay Deaux e Inge Broverman) le donne hanno aspettative più basse rispetto agli uomini per quanto riguarda loro capacità di svolgere con successo una vasta gamma di compiti. I risultati delle ricerche citate da Deaux sono coerenti con i seguenti principi: quando si verifica una situazione di successo 1) l’esito della prestazione sarà attribuito a una causa temporanea; 2) il risultato sarà attribuito a una causa stabile. Cosa significa? Che in linea con le loro aspettative più basse, le donne tendono ad attribuire i propri successi a cause temporanee – come un colpo di fortuna – in contrasto con gli uomini che hanno molte più probabilità di attribuire i loro successi al fattore interno: l’abilità.

Al contrario degli uomini, secondo queste ricerche, le donne tendono a spiegare il fallimento con la mancanza di capacità, mentre gli uomini lo attribuiscono più spesso alla sfortuna o a difficoltà oggettive. Date le aspettative più basse le donne hanno interiorizzato un auto-stereotipo, legato al ruolo sessuale, che dice che non sono considerate competenti. Poiché il successo per le donne per moltissimo tempo è stato controindicato dalla società, dalle aspettative e dalle proprie autovalutazioni interne, non sorprende che le stesse tendano a cercare una spiegazione per i loro successi che vada al di là della propria intelligenza. Di base non aiuta tutto l’incastro di impegni che cercano di mantenere occupandosi del lavoro, della famiglia e di se stesse. D’altronde non è facile trovare il tempo per riconoscere di aver fatto grandi cose quando si passa dal fare una presentazione di successo alla necessità di stirare i panni di tutta la famiglia.

Come combatterla?

Prendiamo spunto da Martina Rogato, consulente aziendale di sosteniblità e Presidente di Young Women Network (rete di cui anche io faccio parte) che durante un’intervista ha detto “mettete il bavaglio alla sindrome dell’impostore”.

(l’articolo su Martina lo trovate qui)

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