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La stanchezza delle donne

L’organizzazione non tramuta nessuno in supereroi o supereroine

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(questo articolo è stata pubblicato su Bergamonews: per vederlo clicca qui)

Nella maggior parte dei casi, per una donna organizzazione significa toccare e gestire tutti gli aspetti della vita che devono incastrarsi perfettamente: lavoro, vita privata, cura dei propri cari e cura di sé.

L’organizzazione è una catena.

A tal proposito, sapete ad esempio il significato di trip-chaining?

È una modalità di viaggio, comune soprattutto alle donne, che è composta da più tappe: lasciare i bambini a scuola prima di andare al lavoro, accompagnare un parente anziano dal medico e fare un po’ di spesa prima di rientrare a casa.

Spostamenti caratterizzati da incastri e tappe ben organizzate che sono spesso fonte di stress e fatica.

Organizzarsi, per alcune donne, significa gestire la doppia giornata di lavoro, che si alterna tra responsabilità professionali e familiari.

Immaginate una situazione di quarantena dove tutto questo si è letteralmente sovrapposto, e magari è stato gestito in un appartamento da meno di 100 mq!

Essere iper-organizzate e multitasking non è mai stata un’esigenza per alcune donne, ma una vera e propria necessità per sopravvivere e cercare di arrivare dappertutto, come le pressioni sociali richiedevano.

Ma in questi ultimi mesi come ci si poteva organizzare?

La situazione pandemica ha obbligato alcune donne – mamme in particolare – a sforzi incredibili:

  • seguire le attività di lavoro dalla propria cucina, buttando un occhio sul pc dove il figlio di prima elementare stava seguendo italiano
  • organizzare un piccolo viaggio fuoriporta per tutta la famiglia e ritrovarsi a cancellarlo perché è arrivata la mail dall’asilo del secondo figlio che avvisava che la classe era stata messa in quarantena
  • riuscire a fissare un appuntamento importante con un cliente, preparare tutta la documentazione in orari notturni per lavorare in tutta calma, e ricevere una mail che diceva “mi dispiace, sono in isolamento. Ci risentiamo fra qualche mese”
  • inventare nuovi menù e giochi in casa per intrattenere tutti e tenere alto il morale

Alcune donne non hanno potuto reggere a certi ritmi negli ultimi due anni e hanno perso il lavoro.

Nei casi più disperati hanno dato le dimissioni perché seguire le normative e non potersi affidare a servizi base, come la scuola, ha esasperato una situazione di discriminazione che c’era già prima.

L’articolo 25 del Codice delle Pari Opportunità è stato modificato alla fine del 2021, riscrivendo la definizione di “discriminazione”, diretta o indiretta, sul luogo di lavoro.

Nel concetto più esteso di discriminazione rientrano anche un’organizzazione o un orario di lavoro che svantaggiano determinate categorie.

Sappiamo benissimo che alcuni luoghi di lavoro non hanno mai concesso una flessibilità che permettesse a molte lavoratrici di gestire la propria famiglia e la propria vita!

Nonostante alcune donne abbiano cercato in questi anni di organizzarsi sfruttando tutti gli strumenti e i metodi in circolazione – dal decluttering alle liste, dal calendario al menù settimanale, dalle baby sitter ai nonni – non ce l’hanno fatta a sostenere ritmi assurdi.

È normale per alcune donne sentirsi esauste, nonostante abbiano cercato in tutti i modi di organizzarsi per superare un periodo di restrizioni e difficoltà ed è stato altrettanto normale vederle con un sorriso, disinvolte e non mostrare segni di cedimento.

Dopo questo periodo comprendo Luisa, il personaggio forzuto del film di animazione “Encanto, che canta “Maestosa, fortissima, immensa, incombente. Ma dietro il mio aspetto, il mio intelletto fa il funambolo, il filo è stretto”.

Ecco: l’organizzazione non tramuta nessuno in supereroi o supereroine, neanche una donna che cerca di arrivare dappertutto senza aiuti, servizi base e politiche aziendali inclusive.

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