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Lasciare andare dopo il lutto

Da dove possiamo ri-partire con gli oggetti dei nostri cari?

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Il colpo di coda

Mio cognato è morto. Il virus ha lavorato lentamente sul suo corpo. Questa pandemia su Bergamo si è scagliata nella maniera più feroce e proprio quando, come famiglia, stavamo cominciando a pensare che il peggio fosse passato ci è arrivato il colpo più duro. Stiamo male, soffriamo e lo ricordiamo. Ci diamo forza e ci domandiamo come avrebbe voluto vederci.

Dopo quasi 20 giorni di agonia nel quale medici e infermieri hanno fatto di tutto per salvarlo, purtroppo si è spento. Come famiglia siamo riusciti ad abbattere il distanziamento sociale in questi 20 giorni. Abbiamo cambiato modalità di comunicazione, ci siamo innovati e rinnovati: rosari in Zoom, chiaccherate, le zie ultra ottantenni hanno imparato ad utilizzare un tablet e venivano pubblicati post con pensieri positivi in Facebook con la condivisione di fotografie di imprese, passioni e interessi di mio cognato. Era il nostro modo di vivere la sua malattia a distanza, un modo per sostenerci e pensare positivo. Ci siamo sentiti fortunati perchè la nostra famiglia si è dimostrata unita e forte nonostante la distanza.

Una forma di lutto sconosciuta: la “Smart” Death

Purtroppo ci siamo ritrovati a vivere una forma di lutto sconosciuta. Molti di noi, nel territorio di Bergamo, hanno visto spegnersi i propri cari come una candela al vento: nessun’ultima parola, abbraccio o sguardo ma solo buio totale, smarrimento e isolamento. La “Smart” Death. Un dolore a distanza.

Mai come ora gli oggetti lasciati possono essere percepiti come un segno abbandonato dalla persona cara nell’estremo tentativo di farci rivivere gli ultimi momenti con calore e senza il distanziamento al quale questa pandemia ci ha obbligato. Pensare di svuotare una casa piena di ricordi debilita la mente e il cuore, ma farlo è un modo per rielaborare il lutto nonché un’occasione per parlare della vita.

Premesso che ognuno deve vivere la situazione come meglio crede, ho fatto una riflessione personale – decisamente ispirata dall’evento traumatico – cercando di individuare quali potrebbero essere i passaggi con i quali ognuno di noi si può approcciarsi agli oggetti lasciati dal defunto. L’unica certezza che abbiamo è questa: prima o poi è una situazione che dovremo affrontare, a meno che non siamo noi i primi a morire.

The Gentle Art of Swedish Death Cleaning

C’è un libro molto interessante scritto dalla svedese Margareta Magnusson dal titolo “The Gentle Art of Swedish Death Cleaning”, letteralmente la pulizia della morte.  Il suo libro si basa su una riflessione: con l’invecchiamento una persona dovrebbe liberarsi di tutti gli oggetti inutili per lasciare l’essenziale a chi rimarrà in vita. Il minimalismo nordico non si è scontrato con le case dei nostri nonni e genitori ampie e piene di oggetti, perché buttare è ritenuto un peccato, vige la prudenza del “non si sa mai” e molti oggetti è impensabile farli sparire perché rappresentano fatiche e soddisfazioni. Le persone se ne sono andate talmente in fretta che non sono riuscite a pensare a cosa potesse essere utile lasciare.

Il passo difficile è gestire la resistenza e fare delle scelte

A volte bisogna lasciar andare gli oggetti con il desiderio che finiscano nelle mani di qualcuno che creerà per sé nuovi ricordi. Il passo difficile è gestire la resistenza perché tutto ciò che possedeva il defunto, alla luce di questa situazione, è un ricordo prezioso. Ecco alcuni spunti, per affrontare per quanto possibile questa situazione delicata.

1)       CONSAPEVOLEZZA

C’è chi affronta il lutto con il desiderio di chiudere il più presto possibile la questione e chi ha bisogno di tempo per iniziare. Cercate di rispettarvi e di rispettare chi ha bisogno di tempo, ma definite una data entro la quale iniziare. Dare innanzitutto un occhio alle pratiche testamentarie è un modo per chiarire se ci sono volontà particolari che devono essere rispettate. 

2)       FOTOGRAFATE

Vivetela come un ultimo sopralluogo prima di iniziare il grande lavoro. Se state pensando di liberare uno spazio (che sia un armadio, una stanza, una casa) fate delle fotografie. Vi aiuterà a vivere la situazione in maniera molto pratica. Fatte le fotografie, giustamente, potreste sentire il bisogno di soffermarvi a pensare in quegli ambienti. Le foto possono essere riviste con calma in un momento successivo e supportano la memoria, aiutano a capire da dove iniziare a liberare e possono essere condivise con parenti e amici che devono contribuire a liberare gli spazi.

3)       INDIVIDUATE PUNTI DI RACCOLTA E NEGOZI DI SECONDA MANO

Prima di iniziare qualsiasi cosa è utile avete la mappa di tutte le realtà che possono tornarci utili per lo smaltimento degli oggetti: piattaforma ecologica, piattaforme on line di vendita (ad esempio Subito.it), raccolta abiti della Caritas o delle parrocchie, cooperative che riciclano oggetti e li vendono (come il laboratorio Triciclo della Cooperativa Ruah o la rete Affari di Famiglia) e negozi di antiquariato. Sapere prima cosa fanno queste realtà e che tipo di oggetti raccolgono vi permette di avere in testa come potete dare nuova vita agli oggetti dei vostri cari.

4)       DA SOLI O IN COMPAGNIA

È difficile dirlo. C’è chi preferisce la solitudine per rielaborare e darsi tutto il tempo per approfondire la situazione e c’è chi ha bisogno di un supporto costante. Cercate di capire di cosa avete bisogno. Se avete iniziato da soli ma avete realizzato che necessitate di aiuto non esitate a chiederlo: liberare gli spazi che erano dei vostri cari è difficile e doloroso.

5)       PARTITE DAGLI OGGETTI PIU’ PREZIOSI

Ricordate intensamente i vostri cari e mettete al sicuro i tesori e il patrimonio storico della famiglia: fotografie, diari, ricette e lettere scritte a mano, accessori di pregio come cappelli in feltro, spille e foulard di seta, il libro adorato e consumato, l’anello con l’ametista e l’orologio da taschino, la medaglia vinta ad una competizione importante,  la stessa tazzina dalla quale beveva sempre il caffè, il fiore in stoffa che amava mettere nei capelli, il cappellino con la visiera preso a NY. Tutti gli oggetti che caratterizzavano la persona quando era in vita vanno raccolti e messi al sicuro. Cercate bene in ogni angolo. Dedicate a questa fase tutto il tempo necessario. A supporto, fatevi una lista prima di iniziare per aver chiara l’idea e solo quando sentirete di aver trovato tutto quello che stavate cercando potrete proseguire.

6)       VESTITI

Questa parte è durissima perché i vestiti hanno il profumo della persona e sarà come sentirla accanto.  Respirate a pieni polmoni e portate sul letto tutti i vestiti del defunto presenti in casa. Ciò che è in ottimo stato, e non ha un particolare valore affettivo, va destinato ai circuiti dei negozi di seconda mano o alla Caritas. Valutate se riadattare qualche abito e dare nuova forma ai tessuti pregiati. Biancheria intima, scarpe rovinate e vestiti lisi vanno nel sacco. Tenete gli abiti e le giacche introvabili sul mercato, oppure quello che potrebbe essere apprezzato da qualcuno come regalo. In questa fase approfittatene per selezionare tutti i tessuti: lenzuola, tende, salviette, tappeti e tovaglie e non soffermatevi troppo sulla strada da fagli prendere. Togliendo il tessile la casa vi sembrerà più spoglia. Potete continuare.

7)       MOBILI PREZIOSI

Individuate i mobili di valore: antiche pendole, tavoli di design, consolle barocche, specchi vintage, lampadari a gocce.  Se non c’entrano nulla con il vostro appartamento e nessuno nel vostro entourage è intenzionato a riceverli in dono, valutate la vendita su qualche piattaforma on line o antiquariato. Tutto il resto del mobilio, se non è utile, va in discarica. L’alternativa è ridipingere e dare una nuova vita al mobile all’interno del vostro appartamento.

8)       STANZA PER STANZA

Questa è la parte più veloce. Partite da una stanza e liberatela interamente dagli oggetti che non hanno trovato precedenti collocazioni. In questo caso si possono seguire le regole generali del decluttering.

9)       DOCUMENTI IMPORTANTI

Ci sono tutta una serie di pratiche da sbrigare legate ai documenti identificatori (come carta d’identità, patente, passaporto ecc…) e capire quali sono le carte da conservare: fatevi dare una lista da chi vi ha aiutato a chiudere le pratiche per il decesso e seguite le indicazioni degli organi istituzionali.

10)   RIPRENDETE GLI OGGETTI PIU’ PREZIOSI E DECIDETE DOVE METTERLI

Adesso che avete concluso potete passare alla catalogazione, distribuzione e organizzazione di tutti i tesori: digitalizzare le fotografie per condividerle con parenti e amici, distribuire gli oggetti affettivi preziosi (come anelli e collane, libri, modellini). Se non sapete cosa fare di diari, lettere scritte a mano o oggetti storici appartenuti a genitori o nonni (come arnesi da lavoro fatti artigianalmente) informatevi con i musei etnografici della zona. Per quanto concerne i diari ad esempio in toscana esiste il piccolo museo del Diario. Non sappiamo esattamente cosa potrebbe essere fatto sul territorio che ha avuto più morti in questa Pandemia globale. Oggetti che in questo momento ci sembrano privi di importanza potrebbero diventare patrimonio collettivo domani. Ciò che conserva memoria non va mai lasciato andare.

 
 
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