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Micromanagement

La gestione a livello micro dei collaboratori può comprometterne la produttività

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“Il miglior dirigente è colui che ha tanto buon senso da scegliere uomini in gamba per fare ciò che vuole fare, e sa controllarsi al punto da non intromettersi mentre lo fanno”

(Theodore Roosevelt)


Il micromanagement identifica uno stile manageriale dove le attività del subordinato sono controllate dal manager nel dettaglio. Troppo nel dettaglio.

Tra le situazioni più comuni ci sono un controllo ossessivo di tutte le e-mail dei collaboratori e fare da collo di bottiglia per qualsiasi tipo di decisione – dall’accettazione di budget minimi al font utilizzato per scrivere un report.

Il risultato è una continua mortificazione della risorsa subordinata, la quale sente totalmente compromesso il livello di autonomia previsto dal suo profilo. Il suo lavoro si riduce ad assecondare le manie di controllo del proprio capo o responsabile.

Pur essendo socialmente accettato e ancora presente nelle organizzazioni, il Micromanager è visto in maniera molto negativa: compromette la produttività dei propri collaboratori, li rende insicuri e incapaci di dedicarsi a lavori più rilevanti e crea in loro frustrazione e disagio.

La gestione del collaboratore a livello micro presenta i seguenti aspetti:

  • analisi di ogni minimo dettaglio in profondità e controllo sugli aspetti più granulari
  • pretesa di feedback e aggiornamenti anche su attività minime e di bassissimo valore strategico
  • ego smisurato
  • incapacità di delega conseguente alla mancanza di fiducia nei confronti di collaboratori che non vengono mai ritenuti all’altezza dei loro compiti

Nell’articolo “The Micromanagement Disease: Symptoms, Diagnosis, and Cure” Richard D. White Jr. – docente MBA – definisce il Micromanagement come un “fastidio” per l’organizzazione moderna. Andando oltre la figura del manager, se questa modalità di gestione caratterizza l’organizzazione, può ostacolarne i processi e metterne a rischio la sopravvivenza perchè trattiene il focus su questioni marginali e non determinanti a livello di strategie e sviluppo.

Salvo che non sia stato esplicitato fra i suoi compiti (il ruolo del “controllore”), un manager o un team leader che spreca così tanto tempo a controllare i sottoposti ha principalmente questi problemi:

  • non ha chiari i suoi obiettivi
  • non ha visione strategica di crescita
  • non sa gestire il proprio tempo personale e preferisce che siano gli altri a “dargli” del lavoro da fare
  • non riconosce i benefici della condivisione e la redistribuzione dei compiti tra i collaboratori sulla base dei loro obiettivi personali e aziendali
  • entra in maniera eccessiva nel piano tecnico operativo a discapito di strategie manageriali di livello macro

Difficilmente una persona che ha queste inclinazioni (caratterizzate dalla mania del controllo) cambierà, ma cosa possono fare i collaboratori vittime di questa situazione?

Ecco alcune proposte:

  • evitare l’insubordinazione: ribellarsi al proprio superiore non risolve niente e può solo rendere più aspro il rapporto
  • rassicurare: vuole il controllo? Sommergerlo di informazioni può essere una strada: in copia in tutte le mail, predisposizione di report che possano tornare utili a voi. Il responsabile in questione diventerà un archivio vivente, non tanto perchè si ricorderà le cose ma perchè le avrà ricevute tutte e sarà più veloce per voi e per lui recuperare dei dati
  • condividere: utilizzare strumenti di condivisione istantanea quali ad esempio DropBox, OneDrive, Google Drive e Trello. Questi strumenti hanno funzioni di notifica che permettono di tracciare ogni modifica a qualsiasi genere di documento. In questo modo l’App o la piattaforma creeranno un ponte per la comunicazione immediata e metteranno in evidenza le attività da fare e da concludere
  • parlare: se il manager è una persona aperta al dialogo è meglio parlare della situazione. In alcuni casi i Micromanager si affidano a questa modalità di gestione perchè è l’unica che abbiano visto esercitare. In fondo fino a non molto tempo fa il lavoratore era più un esecutore e c’era una grande distanza fra i livelli gerarchici, ma negli ultimi anni in Italia ci stiamo avvicinando al modello anglosassone. Facendo molta attenzione al modo e a quello che si sta per dire si possono mettere in evidenza delle problematiche, ad esempio l’incapacità di svolgere lavori più redditizi e strategici perchè le energie vengono sprecate in attività micro ipercontrollate.

E ora che avete un ritratto del Micromanager e delle strategie per affrontarlo, lo sapreste riconoscer negli altri o in voi stessi?

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