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Prima della quarantena

Come erano le persone prima della quarantena?

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Il rischio potrebbe essere idealizzare come eravamo.

Ma non eravamo né organizzati né pronti per rimanere soli e con la nostra routine

Cerco di ricordare i pensieri che mi venivano prima della quarantena, quando osservavo alcune persone in azienda, sulla metropolitana oppure al ristorante.

Persone che mancavano totalmente di organizzazione personale:

  • Guardavo con un certo affetto chi riempiva l’agenda fino a farla scoppiare e non è mai stato in grado di elaborare un solo desiderio che non riguardasse il lavoro
  • Mi hanno sempre fatto pena le persone che parlavano tanto senza mai ascoltare o che fissavano appuntamenti negli orari più improponibili ignorando che di fronte a loro c’erano persone con degli impegni e anche una vita oltre il lavoro
  • Totale incomprensione per chi trascurava la propria salute e continuava a rimandare una visita di controllo per mancanza di tempo e si presentava malato al lavoro
  • Mi dispiaceva per chi non era in grado di dire “NO!” a richieste fatte a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno della settimana per paura di ritorsioni
  • Non ho mai capito chi nel weekend rinunciava ad una buona intimità con il proprio partner
  • Mi chiedevo come una persona potesse illudersi di poter vivere sano in un mondo malato
  • Mi domandavo quanto potesse essere difficile non conoscere la spiritualità e la profondità del proprio respiro di fronte ad una notizia difficile
  • Mi dispiaceva veramente per chi avrebbe voluto imparare a suonare uno strumento musicale ma non l’aveva ancora fatto perché tanto non c’era tempo
  • Provavo disagio per chi usciva col buio e rientrava col buio e non aveva neanche il piacere di avere un impegno di volontariato
  • Mi facevano sorridere i procrastinatori seriali, quelli che dedicavano poco tempo alla realizzazione di un progetto ma ne investivano tanto per trovare tutti i potenziali impedimenti
  • E’ proprio inconcepibile che ci fosse ancora gente non in grado di fare un cronoprogramma o un piano di attività che comprendesse momenti di relax
  • Non sono mai riuscita a capire chi non sentiva il desiderio di scrivere su un foglietto un’idea o il titolo di un libro da leggere
  • Come facevano quelli che non utilizzavano le liste a capire se stavano progredendo nei loro obiettivi?
  • Trovavo ingiustificato non aver mai ascoltato un pezzo dei Pink Floyd a palla dal proprio divano
  • Non capivo chi non sentiva il bisogno di abbracciare i propri figli senza tenere in mano il cellulare per rispondere ad una mail
  • Trovavo strani coloro che occupavano un appartamento senza il bisogno di personalizzarlo e chi faceva inviti senza preparare una bella tavola per gli ospiti
  • Che tenerezza per quei “scusa ti lascio perché ora ho da fare”
  • Che peccato per coloro che stavano tanto dietro alla casa senza evidenti risultati e senza godersela
  • Mi dispiaceva per chi continuava ad accumulare e non aveva il controllo dei propri acquisti
  • Che pesantezza quelli che partivano dicendo “ma io sono molto organizzato/a” e faticavano a ricordare l’ultima volta che si erano fermati a pensare

Chissà che fine avrà fatto tutta questa umanità?

Mi auguro che la quarantena sia stata d’aiuto per prendere in considerazione tutta una serie di cambiamenti, sia sul fronte personale che professionale.

Che ci abbia scosso nel nostro approccio a frenetici stili di vita e relazioni molto superficiali, seppur in presenza. In questi mesi forse abbiamo vissuto forme di relazione nuove. Più umane, nonostante il distanziamento e la tecnologia in mezzo.

Se non vi è chiaro il concetto del filtro quarantena riporto il video di Zerocalcare. Se non lo conoscevate è arrivato il momento di farvi una cultura in merito perchè Michele Rech è una delle menti più geniali del nostro tempo. Non è semplicemente un fumettista.

Zerocalcare – Rebibbia Quarantine – Interlude: il filtro quarantena

Il quadro nella foto è di André Fougeron – Atlantic Civilisation – 1953

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