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Psicologia dell’emergenza

Con la Fase 2 è finita la nostra “luna di miele”

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Ammettiamolo. Non va tutto bene.

Non si tratta di mancanza di ottimismo ma c’è la necessità di trovare nuovi spunti di lettura della realtà, sopratutto per chi si occupa di risorse umane. Chi è in azienda rischia di non avere la formazione e l’approccio per capire cosa è successo all’umanità durante il COVID.

Ho chiesto consiglio ad un’amica, la Dr.ssa Francesca Cadei: membro dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, è stata nel corpo non violento di pace di quest’ultima, in particolare è stata volontaria dell’Operazione Colomba in zone di conflitto. Ha una laurea in Psicologia dello Sviluppo e mi ha consigliato alcuni testi di psicologia dell’emergenza, che sarebbe opportuno leggere se si ha a che fare con le risorse umane e se si ha a che fare con persone che hanno vissuto la quarantena. Quindi tutti.

Libri consigliati dalla Dr.ssa Francesca Cadei sulla psicologia dell’emergenza

La psicologia dell’emergenza è un tema che dovrebbe approfondire chiunque si occupi di risorse umane

Con il Coronavirus abbiamo vissuto una situazione di emergenza e dal punto di vista psicologico il fenomeno ha caratteristiche precise. Essere consapevoli delle fasi che sono successive ad ogni emergenza ci aiuta a capire la situazione che stiamo vivendo e soprattutto a riconoscere alcuni aspetti legati anche alla nostra esperienza lavorativa da remoto e/o in presenza durante la quarantena (lavorare in una situazione in emergenza per l’appunto).

Serve maggiore consapevolezza su quello che abbiamo provato e stiamo vivendo: le 4 fasi

Serve maggiore consapevolezza su quello che stiamo vivendo e provando – dice la Dr.ssa Cadei – sia dal punto di vista psicologico che comportamentale. Subito dopo l’emergenza – qualunque essa sia (terremoti, calamità naturali, catastrofi, lutti) – scattano diverse fasi:

1) La fase Eroica: dura pochissimo, dura qualche giorno subito dopo l’evento catastrofico ed è caratterizzata da un altissimo livello di attivazione fisiologica. In questa fase si sviluppano tutte le attività di aiuto (salvataggio e organizzazione).

2) La Luna di Miele: è la fase che tutti (salvo chi aveva casi di COVID in famiglia) abbiamo vissuto il primo mese. Una fase caratterizzata da ottimismo (Andrà tutto bene!!!), con una forte attenzione dei media sulla situazione, l’arrivo di risorse (raccolta fondi per gli ospedali, riconversione delle aziende), forte credenza e speranza che tutto si sarebbe risolto in breve tempo. La pandemia è stata un crescendo e questa fase probabilmente per la maggior parte delle persone è durata 2 mesi.

Alla fine della luna di miele le persone cominciano rendersi conto che la ripresa diventa sempre più difficile. Qui comincia a diminuire l’energia sia fisica che psicologica. Si sente la fatica.

3) Disillusione: questo è quello che stiamo provando nella Fase 2. Il tempo per la ripresa è più lungo di quel che ci si aspettava. Si è più stanchi e inizia a calare l’energia. Tutte le attività che si facevano “in luna di miele” (come organizzare casa, darsi ai balletti di Tik Tok, impastare, cucinare, formarsi, far fare attività ai bambini) cominciano a stancarci o comunque ci danno meno soddisfazioni. Non si ha più voglia di mettersi in gioco come nella fase precedente.

4) Stabilizzazione: Qui finalmente si sarà in grado di trovare un nuovo equilibrio, Di solito avviene entro i 6 mesi dall’evento dell’emergenza e per chi ha bisogno di più tempo 18-36 mesi. E’ in questa fase che piano piano tutto inizia a risalire.

(Da considerare è anche il livello di esposizione al rischio: questo determina tutta una serie di sintomi e sensazioni che sono estremamente soggettivi. Chi vive in Lombardia ha avuto un’esposizione diversa da chi vive in Basilicata).

La pandemia è un’emergenza che si contraddistingue da un terremoto, perchè l’abbiamo vissuta tutti – indistintamente – attraverso l’isolamento e il distanziamento sociale

La cosa peculiare di questa pandemia, che la contraddistingue da altre emergenze, è l‘isolamento. Quando si verifica un evento catastrofico, ad esempio un terremoto, i soccorritori mirano a ripristinare il più possibile le routine: scuola, lavoro, ritornare a vivere una vita simile a quella di prima. Nel nostro caso fare questo è stato difficilissimo e per molti aspetti la nostra routine è ancora incompleta.

In più, in altre emergenze spesso i soccorritori non sono persone direttamente colpite. Arrivando dall’esterno, sono dotati di un loro equilibrio e di un certo distacco. In questo momento non c’è nessuno che non stia risentendo dell’isolamento e del distanziamento sociale. Psicologi, medici, imprenditori, politici, consulenti, lavoratori: tutti nella stessa situazione e con un carico personale di ansie e preoccupazioni. Questo è un punto critico.

Purtroppo non tutti hanno avuto modo di vivere pienamente la fase Eroica e la Luna di Miele in modo proattivo, nel senso di aiuto alla comunità. Essendo tutti chiusi in casa non si è potuto ricreare un senso di comunità. Per quanto la socialità si sia spostata online (pensiamo agli aperitivi on line, le call fra colleghi, la scuola), non è stato possibile parlare e condividere pienamente e non si è potuto adottare una delle strategie che permettessero di evitare o diminuire la possibilità di andare verso il basso: riunire le comunità. A livello di volontariato le persone, in occasione di catastrofi, trovano il modo di mettersi in prima linea per ricostruirsi. Stando tutti costretti in casa – almeno la maggior parte delle persone – tutto è stato affidato in mano alla Sanità.

Non tutti siamo uguali, e in questa fase potremmo non riconoscerci

La rabbia è un’emozione che scaturisce in queste fasi. Nella fase della disillusione sopratutto. Alcune reazioni possono provenire anche da lavoratori che in una situazione normale non le avrebbero avute. Non tutte le persone vivono con la stessa intensità tutto. Ci sono diversi fattori che vanno a determinare la reazione di una persona, che è fortemente soggettiva.

Le differenze di personalità, temperamento, differenze nel funzionamento cognitivo, età ed esperienze vissute, determinano la capacità di far fronte agli eventi. C’è una lista di reazioni comuni allo stress che nelle situazioni di emergenza si possono presentare e che si suddividono in 3 categorie di effetti:

  1. Effetti emozionali: shock, collera, disperazione, terrore, senso di colpa o tristezza, irritabilità, senso di impotenza, riduzione del piacere derivante dallo svolgimento delle attività consuete
  2. Effetti cognitivi: menomazione della concentrazione, della capacità di prendere decisioni, della memoria, incredulità, confusione, calo dell’autostima, dell’autoefficacia, autobiasimo, pensieri ricorrenti, ricordi intrusivi, preoccupazioni
  3. Effetti fisici: senso di affaticamento, disturbi del sonno, iperattivazione, lamentele somatiche, cefalee, problemi gastrointestinali, calo dell’appetito, calo della libido, effetti interpersonali, alienazione, ritiro sociale, aumento dei conflitti nelle relazioni, menomazione professionale

L’emergenza COVID può essere simile a qualche cosa, ma non è la stessa cosa

Il vero problema è che per tutti è una novità. Nessuno è escluso e tutti in questa Fase 2 siamo a pezzi. Chi più chi meno. Anche se non stiamo male abbiamo un’altissima probabilità di scontrarci con chi è più destabilizzato di noi. Nonostante ci sia stato un forte impegno e ottimismo nella “luna di miele”, arrivati a questo punto potremmo sentirci intolleranti di fronte a qualsiasi tentativo di ristabilire l’equilibrio. Rivedere l’organizzazione del proprio lavoro, dare risposte a chi ci fa delle domande e introdurre nuove abitudini e nuove regole è faticoso. Molto faticoso.

L’emergenza sanitaria non è paragonabile al terremoto nel nostro immaginario ma, anche se le nostre case sono rimaste in piedi, molti di noi potrebbero sentirsi a pezzi. Ed è normale. Abbiamo bisogno di tempo per ricostruirci. Nel 2013, durante un viaggio in Abruzzo, io e mio marito siamo passati per l’Aquila. Ricordo di quella città un fortissimo profumo di fiori e polvere. Lo stesso profumo che aveva la mia città, Bergamo, durante la quarantena.

L’Aquila, aprile 2013 – Mariagrazia Balducchi
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