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Il Coronavirus velocizzerà la diffusione dello Smart Working

In questi giorni c’è stato un “contagio” di Smart Working grazie a un virus

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(Premessa: l’inizio sembra un pochino fatalista, ma vi porto verso un finale molto positivo)

In questi giorni di isolamento sono le aziende che già da tempo hanno adottato lo Smart Working ad uscirne bene. Lo Smart Working è una vera e propria opportunità per prepararci ad affrontare altri fattori che potrebbero metterci alla prova. Oggi è un virus ma domani ci attenderanno gli effetti legati al cambiamento climatico che non potremo più ignorare. Chi può lavorare esclusivamente con un computer dovrebbe lavorare in Smart Working almeno un giorno a settimana. Eviteremmo inutili traffici e dispendio di energie fisiche e mentali. Come il coronavirus è riuscito a bloccare città intere e mettere i politici nella condizione di dire alla gente di stare a casa, domani sarà qualche catastrofe climatica che ci obbligherà ad un cambio radicale dei nostri stili di vita. A meno che non decidiamo di giocare d’anticipo.


Ci sono effetti positivi sull’economia

Come scrive Riccarda Zezza (cofondatrice del progetto MAAM) in un articolo pubblicato su Piano C (1):

Si può essere in ufficio e NON lavorare. Si può essere altrove e lavorare. Siamo “lavoratori della conoscenza” (knowledge workers!).

Il progetto ELENA (Experimenting flexible Labour tools for Enterprises by eNgaging men And women) dell’Univesità Bocconi (2) sta individuando attraverso i suoi studi il rapporto causa-effetto fra Smart Working ed economia in generale. I risultati emersi sono positivi e si sta rilevando come un gruppo di lavoratori in Smart Working sia più produttivo rispetto al gruppo di controllo che svolge attività tradizionali (ovvero sempre nello stesso posto, senza possibilità di gestione diretta e con un orario rigido che va dalle 9 alle 17). Organizzarsi e lavorare da soli aumenta il nostro senso di responsabilità. I lavoratori non sono più esecutori ma possono contribuire a fare la differenza per il sistema socio-econimico di appartenenza, attraverso la propria azienda.


Chi può gestirsi in autonomia è più motivato e risolutivo

Scegliere, responsabilizzarsi, lavorare per obiettivi e a seconda dei propri ritmi e della propria organizzazione personale ha ricadute molto positive sul benessere del lavoratore. A catena si generano una serie di effetti molto importanti come l’orgoglio per il proprio lavoro, l’engagement e la soddisfazione nella propria sfera personale portano le persone ad essere più reattive, creative, a neutralizzare il problema proponendo più velocemente soluzioni alternative. Hanno inoltre il tempo di riflettere grazie ad una maggior focalizzazione e alla limitazione delle distrazioni che spesso caratterizza gli ambienti di lavoro.


Non è solo per le donne

E’ vero che le donne esprimono maggiormente una necessità di Smart Working per meglio coniugare la gestione lavoro/casa, ma se penso a mio marito ho la sensazione che chi può (e fa un lavoro per cui c’è la possibilità di lavorare in Smart Working) lo farebbe volentieri, indipendentemente dal genere. Sono emerse alcune considerazioni interessanti di Paola Profeta (Professore di scienze sociali e politiche dell’Università Bocconi) su un articolo del Sole 24 Ore (3):

“A seguito dello smart-working, anche gli uomini aumentano il tempo dedicato alle attività di cura e attività domestiche. Si tratta quindi di uno strumento in grado di ridurre le differenze di ruoli tra uomini e donne all’interno della famiglia, che, sappiamo, hanno un ruolo fondamentale nelle differenze di genere sul mercato del lavoro.”

Avrete notato che nei miei articoli parlo spesso di carico mentale: se riusciamo a ridistribuire questo carico in maniera equa, il benessere e la carriera di tutti saranno più equilibrati.


Proseguiamo con civiltà e ottimismo

In questi giorni strani, di lavoro da casa e di condivisione del tempo con i propri cari pensiamo positivo. Abbiamo letto di tutto sul coronavirus, girato meme agli amici, alcuni di noi hanno svaligiato l’Esselunga (organizzati al peggio!) e fatto Tik Tok. Non dimentichiamo di fidarci di chi ha studiato una vita per analizzare la situazione e trovare soluzioni. I rischi più grandi in queste situazioni sono l’imbarbarimento del vivere civile, l’avvelenamento della vita sociale e dei rapporti umani. Manzoni e Boccaccio insegnano (4).

Fonti:

(1) http://www.pianoc.it/editoriale/lufficio-ci-sta-stretto-2/

(2) http://www.dondena.unibocconi.it/wps/wcm/connect/Cdr/Centro_Dondena/Home/Research/ELENA/

(3) https://www.ilsole24ore.com/art/perche-smart-working-diventa-ancora-piu-utile-ACt7bwLB

(4) https://www.corriere.it/scuola/secondaria/20_febbraio_26/coronavirus-cari-ragazzi-leggete-manzoni-boccaccio-non-fatevi-trascinare-delirio-59cd3726-5869-11ea-8e3a-a0c8564bd6c7.shtml

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